Grazie all’opportunità del palco aperto durante il festival Il Richiamo della Foresta, abbiamo presentato l’associazione cogliendo l’occasione per leggere questo breve testo.

 

C’è una piccola valle
fra le caviglie del Monte Alben.
In un passato recente
terra di stalle, miniere e gente che parte
per luoghi dove tutt’oggi, forse
ne hanno scordato i volti
ma non di certo l’arte di lavorare duro.
Siamo ai giorni nostri
il migliore dei mondi terribili
la stessa valle
gli stessi lavoratori e lavoratrici fiere
migratori giornalieri dentro lamiere su gomma
se gli chiedi di descrivere il proprio paese
ti parleranno di lampioni accesi
perchè è col buio che partono
e l’oscurità che ritornano.
E poi ci sono ragazze e ragazzi
alcuni sono scesi a valle
e non li hanno più visti
a luoghi più piatti hanno donato i loro cervelli
i cuori, le mani, i genitali
le materie prime per non estinguere una specie.
Chi è rimasto si trova a lottare
o smette di farlo.
Ci siamo sentiti chiamare montanari
col suono che si dà agli insulti
buoni giusto per faticare
chè alla bellezza un mulo non ci può arrivare.

La cosa peggiore è che abbiamo finito per crederci.