Dieci sono i figli dell’Altura
attesi da una porta
per almeno un anno ancora
la porta s’apre a numeri
e non tutti vanno bene.

A deciderne le sorti
sono uomini lontani
che non vedono sti monti
ne ignorano i segreti
sono uomini di carta
poltrone con i piedi.

Hanno cavato le ossa ai paesi
per farli incedere
strisciando
a loro immagine e somiglianza.

Hanno immolato al Dio Asfalto
generazioni di pendolari
scandendone le vite in
chilometri orari.

A grandi e piccini elargiscono doni
auto a rate, tornanti, nausee, pulmini.

Se a un paese levan tutto
non ti resta che partire
cercare ciò che manca
traslocare il tuo soffrire.

C’è chi invece ha disertato
l’elenco dei dispersi
sono fuochi di Solstizio
mescolanze di corpi
alchimisti d’umori
genitori
di quei dieci che
mirano la porta
ma da
fuori.

Ci stanno a cuore
le parole di una volta
chete ad ammuffire nelle teche dei musei
! che tornino a fluire ! a tuonare sovversive !

Che sia scuola e sia
materna
resti pubblica ed aperta
che correndo per le vie
ancora chiamino
M A E S T R A